Regista: Yuval Abraham, Rachel Szor; Anno: 2026; Genere: Documentario; Durata: 80 min
Girato di notte sui tetti di Tel Aviv durante la guerra a Gaza, il film ricostruisce i sistemi e le procedure alla base di quella che descrive come una campagna di uccisione di massa di civili palestinesi.
Al centro della narrazione c’è il termine “NAZA”, un acronimo militare che, secondo le inchieste delle testate israeliane indipendenti +972 Magazine e Local Call, viene utilizzato dalle forze armate israeliane per indicare il numero stimato di civili che potrebbero essere uccisi in un determinato raid aereo su Gaza.
Attraverso testimonianze, il documentario mette in luce i meccanismi attraverso i quali gli attacchi vengono pianificati e sostiene che le decisioni del governo e dell’apparato militare israeliano abbiano avuto un ruolo determinante nell’uccisione su larga scala di civili palestinesi nel corso del conflitto.
Regista: Anne-Marie Jacir; Anno: 2025; Genere: Drammatico, Storico, Guerra; Durata: 118 min
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio, il film diretto da Annemarie Jacir, è ambientato in Palestina nel 1936, sotto il dominio coloniale britannico. In un’epoca segnata da profondi cambiamenti, seguiamo la storia di
Yusuf (
Karim Daoud Anaya), un giovane che si muove tra la calma apparente del suo villaggio rurale e la tensione caotica della Gerusalemme mandataria. Yusuf sogna un futuro diverso, ma si trova presto coinvolto in un mondo in rapida trasformazione. Con lo sfondo della rivolta araba del 1936, la più lunga e significativa insurrezione palestinese contro il dominio britannico, il film intreccia storie personali con eventi politici. L’arrivo di immigrati ebrei in fuga dall’antisemitismo europeo, il tramonto dell’Impero Ottomano e la crescente tensione tra sogni di autodeterminazione e imposizione coloniale.
Oltre a Yusuf, c’è anche
Afra (
Wardi Eilabouni), giovane donna che affronta il cambiamento con la guida amorevole della nonna
Hanan (
Hiam Abbass). Poi incontriamo
Khalid (
Saleh Bakri), un lavoratore portuale disilluso trascinato suo malgrado nel cuore della ribellione e infine l’algido funzionario britannico (
Jeremy Irons), simbolo di un impero in declino che fatica a contenere il fermento popolare.
Non è solo il racconto di un’epoca, ma anche una riflessione sul presente, un’opera visivamente potente che illumina un nodo fondamentale della storia contemporanea con uno sguardo umano e profondamente empatico.
Regista: Andrea Pallaoro; Anno: 2026; Genere: Drammatico, Sentimentale; Durata: 120 min
Leo (
Luca Marinelli), un affermato produttore musicale tossicodipendente ha una relazione intensa e tormentata con
Anne (
Alicia Vikander), un’enigmatica fisioterapista.
Vivono in un appartamento che diventa teatro delle loro emozioni, e dove i confini tra presenza e assenza, cura e controllo, desiderio e ossessione finiscono per dissolversi. I due continuano a rincorrersi, si cercano, si feriscono e si perdono, incapaci di restare insieme e di separarsi davvero. Intanto, tra stanze silenziose e ricordi che riaffiorano, la voce di
Ava (
Susan Sarandon) attraversa il tempo, riportando alla luce segreti e sentimenti che non possono più essere nascosti.
Mentre il passato si intreccia al presente, Leo e Anne sono costretti a confrontarsi con le proprie fragilità e con i dolori che hanno segnato le loro vite. In un percorso emotivo intenso e profondamente umano, la loro storia diventa una riflessione sulla memoria, sull’amore e sul sottile confine tra salvezza e autodistruzione.
Regista: Roberto De Paolis; Anno: 2026; Genere: Commedia, Drammatico; Durata: 88 min
Paolo Marra (Leonardo Lidi) ha ucciso sua moglie, senza un perché e divorato dal senso di colpa, decide di costituirsi. Vuole pagare per ciò che ha fatto, scontare la sua pena e restituire dignità alla donna che ha ucciso e, forse, anche a se stesso.
Ma quello che dovrebbe essere un gesto semplice e definitivo si trasforma in un calvario terribile e surreale. Tra poliziotti distratti, avvocati zelanti, cartomanti e intricati cavilli burocratici, nessuno sembra disposto a prendere sul serio le sue intenzioni. Paolo si ritrova così intrappolato in un paradosso kafkiano. Lui ha confessato un omicidio, vuole essere arrestato, ma non riesce in alcun modo a farsi prendere.
Mentre cerca disperatamente di espiare la propria colpa, Paolo diventa il perfetto capro espiatorio di una società grottesca e paradossale, capace di ignorare persino chi chiede di essere punito e vuole disperatamente redimersi.